ENTOMBED AD: Report del concerto alla CUEVA ROCK con ICY STEEL e BLACKTONES

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Solitamente prima di un live è quasi un obbligo “rinfrescare” la memoria, ascoltando quelli che si pensano essere i pezzi che la band che proporrà sullo stage.Credetemi se dico che stavolta non sarebbe servito.Niente poteva preparare a ciò che si è visto sul palco della Cueva Rock Live, così come nessuna parola ruscirà a descrivere ciò che quel palco ha trasmesso.Non si tratta di una sorta di timore reverenziale, sia chiaro, ma una pura e semplice constatazione dei fatti.

Una serata perfetta sotto ogni punto di vista, sia tecnico che organizzativo (il solito problema degli orari un pò troppo tirati per le lunghe, anche se stavolta sembra sia dovuto a cause non imputabili all’organizzazione) che ha trasformato un’attesa lunga due anni (a tanto risale infatti l’ultima esibizione degli Entombed A.D.in terra sarda, ovvero a quello strano, ma appunto per questo indimenticabile, Solk ‘n Roll 2017 dove fecero letteralmente esplodere lo stage senza far rimpiangere il nome che furono chiamati a sostituire) in un concerto che definire memorabile è poco.Concerto decisamente eterogeneo nella musica proposta, con il power metal degli Icy Steel ad aprire le danze e lo stoner dei Blacktones a seguire, entrambi autori di una splendida performance (nonostante lo spazio ridotto) con un muro sonoro impeccabile e avvolgente che ha scaldato a dovere il pubblico presente.Pubblico non numerosissimo in verità (si era lontani dal sold out), specie se rapportato ad altre occasioni, ma comunque partecipe e carico, che ha sostenuto le band dalla prima all’ultima nota.

 

 

La performance degli headliners è difficile da raccontare. Si, ok, si potrebbe elencare la set list, che ha preso a piene mani dai cavalli storici della band (non solo della sua ultima incarnazione, chi segue il death saprà di cosa sto parlando) e una parte finale, encore compreso, letteralmente da cardiopalma generato dal più furioso headbanging, ma sarebbe comunque riduttivo.Quello che le parole non possono descrivere è il feeling che i 5 hanno trasmesso, con i volti sorridenti di chi ama quello che fa e inonda il pubblico con un’energia che va oltre le vibrazioni degli strumenti.Anche perchè il genere proposto é qualcosa che definire “Death Metal” é riduttivo.

La miscela di death (rimane in ogni caso la base del sound) e hard rock (riscontrabile nelle ritmiche molto catchy e alcuni ritornelli easy listening, con tutti i limiti del caso) é esplosiva, coinvolgente. Vincente.Non si vedono molti concerti di questo tipo in Sardegna, e raccontarlo non servirà a dare un’idea di ciò che è stato.Chi è rimasto a casa ha perso un occasione per vedere all’opera una band che, nonostante l’età, é ancora in grado di infiammare un palco, e, soprattutto, di non fare prigionieri.

 

Il report è di Riccardo Rhax Sitzia, per le foto si ringrazia il grandissimo Fabrizio Carta.

 

Autore dell'articolo: Redazione

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