UNDERGROUND – Le riflessioni sulla scena muscicale da dove nasce tutto

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L’incipit di questo articolo non sarà altisonante come una dantesca opera o qualcosa che sia poeticamente legato a San Valentino. In effetti, quando mi è stato chiesto di parlare in modo assolutamente personale, dando la mia soggettiva sulla cosa, sono rimasto alquanto scioccato. All’inizio ho pensato “ecco un’altra follia che stiamo iniziando”, poi mi sono venute in mente un sacco di cose che, un articolo come questo potrebbe creare.
Potrebbe passare inosservato, potrebbe far sembrare che il sottoscritto si elevi a Dio (o chi per lui) e si metta a deliberare senza cognizione di causa su qualcosa di così vasto e vario. Altra ipotesi, potrebbe scatenarsi l’ira da parte di qualcuno con la conseguenza di una guerra tra pensieri diversi e magari contrastanti tale da diventare qualcosa di virale.
Chiaramente, nel piccolo ventaglio di possibilità da me immaginato, spero tanto che il virus si diffonda, che non si limiti ad insulti da dietro una tastiera, piuttosto mi auguro che, chi lo trova provocante e magari un po’ fazioso faccia di tutto per farmi cambiare idea in modo da poter rimodulare la mia “Forma mentis” di vecchio metallaro che ha passato tanti anni della sua vita tra concerti e festival epici che da ragazzino sognavo di vedere, e concerti in cui la band (o le band spesso) hanno suonato solamente per me e per altre quattro persone che aumentavano il pubblico di fidanzate, familiari e qualche amico che ogni tanto si affacciava a sentire da dove provenisse tutto quel casino.
Ora vi starete chiedendo di cosa dovrò scrivere e quindi la risposta alla vostra domanda è presto data: Scriverò su quel mondo immenso e affascinante che ancora oggi ci ostiniamo a chiamare “Underground”, quella bestia che, lontano dalle luci della ribalta si muove e ha una meravigliosa vita che sguazza tra piccoli locali cittadini e situazioni strane e arrangiate nelle varie province italiane.
Inizierei dicendo che con questo termine intendiamo mettere in risalto le band e questo potrebbe essere il primo colpo al cuore di chi pensa che per andare ad un concerto si debbano leggere i nomi più importanti della scena mondiale, sappiate che non è così. Certo, forse non potrete cantare a squarciagola dall’inizio alla fine, certo è facile che non conosciate tutte le canzoni in scaletta, ma proprio questa dovrebbe essere la forza che muove questo mostro e ci permette sempre di sentirci vivi.
La vena polemica è fortemente voluta. Ho acceso la prima miccia perché è una cosa che mi sta a cuore da tantissimo tempo. Possibile che siamo in un mondo pieno di persone che ascoltano musica che mi piace comunque definire in qualche modo “diversa” e poi i locali hanno difficoltà ad organizzare serate con gruppi dal repertorio originale (validissimi e con le palle enormi) a discapito di tribute band o cover band?
Il dato è lampante, le polemiche sono tantissime in merito e di recente mi è capitato di leggerne una in cui una band (che mi piace un sacco) che porta in giro il suo disco da un anno circa non può, o meglio, non sarà invitata a suonare nell’unico locale di una città medio grande solo perché non esegue un repertorio di cover!!! Questo mi fa incazzare e prescinde dal fatto che io sia un ammiratore di questa band.
La musica, anzi specifico, la buona musica va supportata sempre e comunque. Supportare non è mettere un like su un social network, supportare non è scrivere un pensiero su un post in cui magari la band sta suonando in un festival. Supportare è acquistare un cd, indossare una t – shirt, uscire di casa e mollare per un attimo il telecomando e la copertina per sbattersi sotto il palco. La prima volta non conoscerete le canzoni ma vi assicuro che dopo poco, se la band vi piace, canterete con loro e vi sentirete dentro la stessa energia che si vive in un concertone da 100 carte a biglietto.

Con questo pensiero, un pensiero banale e probabilmente scontato, vi verranno in mente un sacco di altre domande e di insulti nuovi da affibbiarmi. Sappiate che li accetterò di buon grado solo se sarete in grado di argomentarli in modo coerente.
Non passa giorno che la nostra redazione www.rockerstage.com non riceva una marea di musica da ascoltare e recensire, non passa giorno che non ci sentiamo al telefono per dirci quanto sia bello il cd di questa o di quella band. Possiamo testimoniare senza timore di smentita che la musica valida esiste anche lontano dai nomi conclamati. La verità che è anche il punto dolente è che a molti di quella musica non interessa nulla, a molti interessa poter sfoggiare la foto sotto il palco dei Guns and Roses ignorando che in qualche parte del mondo esistono band che suonano con la grinta che avevano all’inizio della loro carriera, e lo fanno oggi, e potete acquistare il loro cd e andare a vederli live pagando quanto paghereste per un panino e una birra.
Si, lo so che poi la foto non avrà lo stesso numero di like, so anche che non vi commenteranno in tanti, però so anche che probabilmente una band di cui fino a ieri non conoscevate l’esistenza oggi ha un fan in più e tu potrai essere uno di quelli che domani farà diventare questa band i nuovi Guns and Roses.

Va detto, io parlo di un mondo che immagino puro e pieno di persone appassionate e convinte del loro fare ma so benissimo che non sempre è così. Spesso mi trovo di fronte a band che pagano per suonare nei festival importanti e non nutro stima per loro. Dei loro soldi facciano quello che vogliono anche perché spesso potrebbero ambire a suonare negli stessi palchi senza pagare, ma qui entriamo in un discorso che va ancora più a fondo, un discorso in cui l’Anima, quella che si deve muovere ogni volta che si sta facendo qualcosa che si ama, spesso non si muove, si muove solo una sorta di voglia di business (che ci sta nella giusta misura in cui non si costruiscano carriere a tavolino), un business che automaticamente di elimina dal contesto di cui parliamo, che supportiamo e supporteremo sempre, e ti porta nella banalità del “pagare per suonare” che reputo insensato.
Insensato perché condividere un palco con scarso merito significa essere dimenticati appena si scende o peggio, essere scambiati come qualcosa che ritarda il piacere del vedere i propri idoli. Attenzione, non scambiate questa cosa come se avessi detto che è inutile suonare prima delle band “famose”, dico che suonarci con merito, con un background, con tanta gavetta alle spalle ti fa vivere il momento come si deve, ti fa sentire una rockstar e te ne fotte veramente poco chi suonerà dopo di te, perché in quel momento tu sei Dio e Dio fa sempre quello che vuole.

Ecco, mi sono dilungato, dovevo scrivere qualcosa sull’underground e invece mi sembra di aver scritto tutto quello che non è underground, ho descritto una fetta di quel mondo che voglio evitare di vedere e di vivere musicalmente parlando. Ritornando al discorso della musica che una volta si diceva provenire dalle cantine, oggi trovo un mondo pieno di cantine, sono felicissimo di vedere e sentire una batteria suonare e ogni volta che posso mi avvicino ad origliare, mi fermo a sentire cosa accade e spesso rimango stupito.
Che volete, io amo l’underground e non solo perché come detto sono un vecchio metallaro che tanti anni fa si chiudeva in cantina a suonare come un pazzo ma ancora mi capita di farlo, anche con gli stessi compagni di viaggio di quel periodo (il livello è rimasto sempre molto modesto!!), l’Anima vibra ancora come faceva tanti anni fa, nel mio piccolo mi piace, è un modo alternativo di masturbarmi l’anima con la musica e mi piace molto farlo anche in quei piccoli concerti, quelli con le fidanzate e gli amici che si affacciano, in cui mi capita di partecipare perché quando non si finge una passione, la vivi, la descrivi, la cerchi, la ascolti, ti lasci guidare…
…e non importa se lo chiamate Underground perché non ha fama e non merita la vostra attenzione, a noi piace, e domani chi vale in questo mondo così nascosto vi salterà sulla testa e girerà il mondo mentre voi state aspettando di farvi la foto sotto il palco dei vostri idoli.

Autore dell'articolo: Redazione

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