INTERVISTA A I LAHMIA

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Una chiacchierata con Amèris e Flavio, voce e chitarra dei Lahmia. Prima di tutto benvenuti sulle pagine di www.rockerstage.com , per noi è un vero piacere poterti intervistare e sentire dalle vostre parole un po’ di cose sui LAHMIA.

A tal proposito, Chi sono i Lahmia?

Amèris:
Dunque, vediamo un pò… i Lahmia sono un gruppo che punta a mettere in musica le proprie emozioni, tramite un sound duro ma allo stesso tempo sinuoso, a volte malinconico, a volte rabbioso.
Cerchiamo di esprimere questi sentimenti e queste sensazioni che ci caratterizzano attraverso tutti i tratti che compongono i nostri brani.

Flavio:
Sposo la risposta di Francesco e aggiungo che i Lahmia sono anche un gruppo che con il nuovo disco Resilience vuole riprendere il percorso artistico che aveva dovuto abbandonare poco dopo l’album di esordio.
Into The Abyss” fu accolto in maniera meravigliosa e sorprendente da stampa e appassionati: dopo due EP in cui la band aveva cercato il proprio sound, con il primo full lenght trovammo la nostra identità e per molti appassionati di questo genere (melodic death metal) divenimmo una solida realtà dell’underground e una band rivelazione. Un feedback del genere fu qualcosa di inaspettato e davvero bello. Purtroppo subito dopo fummo costretti a fermarci a causa di diversi problemi di lineup e personali che avevano reso impossibile supportare degnamente l’album. Dopo un periodo difficile durato anni ci siamo ricompattati per riprendere il discorso interrotto.

Parlateci un po’ di questo nuovo disco “Resilience”

Flavio:
Mi verrebbe da dire che Resilience è semplicemente il miglior album che potevamo scrivere oggi.
Siamo ancora molto legati al nostro debutto ma credo che Resilience sia un album più maturo e compatto, semplicemente migliore nel complesso. Pur mantenendo le caratteristiche di “varietà” che ci caratterizzano da sempre, trovo i brani più coerenti e il nostro sound, senza velleità di innovazioni, ancora più personale e riconoscibile. Le canzoni sono più potenti senza rinunciare alla vena melanconica e le melodie che hanno sempre contraddistinto il nostro sound. Siamo molto orgogliosi dei nuovi brani e spero che gli ascoltatori possano farsi un’idea simile alla nostra.

Amèris:
Resilience nasce quasi per caso come un concept, Quando ci siamo trovati a discutere di cosa ci trasmettessero i diversi brani e su come avremmo voluto argomentare il tutto, ci siamo trovati istintivamente in linea con il creare un progetto che avesse delle tematiche non stereotipate e non negative, sicuramente forti, puntando il dito verso quello che è lo stato della società “civilizzata” dedita alla dipendenza verso la tecnologia, la perdita del pensiero libero con conseguenti avvenimenti di isteria di massa e la creazione di società fatte da burattini gestiti dall’alto delle politiche consumistiche. Allo stesso tempo incentra il discorso sul promuovere l’ascolto interiore, sull’empatia, l’autoconsapevolezza e la ricerca personale affinché ogni individuo diventi libero da queste catene “civilizzanti” e contribuisca a creare un mondo di persone libere e indipendenti.

Il disco ha una chiara linea death metal melodico, chi sono le band che ispirano le vostre creazioni?

Flavio:
Tutta la scena svedese, nessuno escluso, ma credo che ai fini del nostro sound siano fondamentali le influenze che ci arrivano da altri ascolti. Gothic, doom, thrash, death, progressive, black metal, tra gli altri generi, sono sonorità che ci è sempre piaciuto ascoltare e necessariamente influenzano il nostro songwriting e il nostro approccio.

Questo non vuol dire necessariamente che nei nostri brani si sentano richiami di un genere o di un altro (anche se accade), ma credo che sopratutto ne risulti un sound poco derivativo e con un approccio più istintivo e libero da schemi prefissati.

Amèris:

Le band che personalmente mi ispirano di più sono sicuramente i Dark Tranquillity -con cui abbiamo avuto l’onore di suonare anni fa -, i My Dying Bride e i Dimmu Borgir del primo periodo.

Il disco esce per “Scarlet Records”, come è nata questa collaborazione?

Flavio:
Lavoriamo con Filippo Bersani e i ragazzi dai tempi del nostro debutto, Into The Abyss, che uscì per Bakerteam Records (una etichetta del gruppo Scarlet) che al tempo fece un ottimo lavoro.

Quando ho saputo dell’interesse dell’etichetta “madre” per il nuovo disco dei Lahmia ho subito pensato che fosse il modo migliore per riprendere il cammino. Scarlet Records è una etichetta che lavora bene e guidata da persone serie, tra le realtà più solide in Italia senza dubbio.

Progetti per questo 2019?

Flavio:
Supportare con criterio in sede live l’album Resilience ma sopratutto far girare l’album e i singoli brani il più possibile, sperando che quello dei Lahmia diventi ancora di più un nome conosciuto tra gli appassionati del genere.

I 3 dischi senza cui non puoi vivere?

Amèris:
questa è difficile…se dovessi sceglierne solo 3 probabilmente direi Haven – Dark Tranquillity, The Red in the sky is ours – At the Gates e Killers – Iron Maiden.

Flavio:
Difficile perché penso che i 3 album cambino almeno 3 volte l’anno!

Sceglierei quindi probabilmente tre album delle mie tre band (Lahmia, Theatres Des Vampires e Velodrama) quindi non seguendo un valore prettamente artistico, ma perché la musica suonata è parte integrante della mia vita e senza di essa, la mia, sarebbe sicuramente una vita completamente diversa e, sicuramente, meno piena.

Grazie a Amèris e Flavio dei Lahmia per la disponibilità dimostrata nei nostri confronti!! DAVEXXX

Autore dell'articolo: Redazione

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